Moderato cantabile

Il 26 marzo abbiamo parlato del romanzo Moderato cantabile con la scrittrice Rosella Postorino, che ha tradotto l’edizione da noi letta (Nonostante) e che ci ha suggerito il libro per il percorso “Suggeriti da…”.

Qua sotto, il video del confronto. Buona visione!

LA TRAMA

Nella penombra di un locale un uomo è riverso sul corpo senza vita di una donna, la bocca sbavata del sangue di un bacio, il sorriso quasi estatico sulle labbra di lei. Non sappiamo bene cosa sia successo, né quale relazione sia intercorsa tra i due. Si tratta di un’altra storia, di cui Duras tace. Quasi fosse una rimozione. È la scena primaria a cui Anne assiste come rapita. Il romanzo, scrive Rosella Postorino nella postfazione, «inizia con un delitto ma non è un giallo, la protagonista torna sulla scena del crimine ma non ha colpevoli da scovare, piuttosto è il movente dell’omicidio a interessarla, o forse le interessa soprattutto scoprire il proprio, di movente, ciò che la spinge a tornare ripetutamente lì». Una coazione a ripetere, il tentativo per Anne di «rivivere quello stato segreto, il desiderio di ripeterlo», di rimettere in scena – complice un avventore che l’accompagna in questo viaggio di abiezione – l’osceno, la scabrosa e inconfessabile comunione che lega assieme desiderio e morte: «lo spettacolo della donna morta e soprattutto del suo desiderio di essere uccisa provoca in Anne il desiderio di morire anche lei per mano di un uomo, il desiderio metafisico di essere quella stessa donna». Una recita pericolosa che fa di Moderato cantabile un libro disturbante, in quanto, come sostiene Postorino, «si spinge oltre la barriera del tabù e si espone persino al pericolo di essere travisato, pur di provare a dire la natura umana nelle sue pulsioni estreme, incomprensibili, vergognose. Pur di provare a dire l’indicibile».

MARGUERITE DURAS

(Saigon 1914 – Parigi 1996) scrittrice francese. Rientrata in Francia dal Vietnam nel 1932, prese parte attiva alla resistenza durante l’occupazione nazista; deportata in Germania, nel dopoguerra militò nel partito comunista francese, da cui venne espulsa come dissidente nel 1950. Esordì nel 1942, con il romanzo Gli impudenti (Les impudents), e si affermò nel 1950 con Una diga sul Pacifico (Un barrage contre le Pacific), la cui prosa appare influenzata dalla narrativa americana (E. Hemingway, J. Steinbeck) e italiana (C. Pavese). In seguito la sua scrittura, tesa a illuminare i temi dell’attesa, dell’alienazione, dell’incomunicabilità, si è fatta più radicalmente sperimentale (adottando uno stile caratterizzato dalla brevità e dalla frammentarietà, emulo del linguaggio cinematografico), nei romanzi Lo square (Le square, 1955), Moderato cantabile (1958), L’amante inglese (L’amante anglaise, 1967), India song (1974). Con L’amante (L’amant, 1984, portato sugli schermi da J. Annaud) e Il dolore (La douleur, 1985) la scrittrice ha scelto la chiave autobiografica, ma parlando di sé in termini di estraneità. Ha affrontato il tema dell’amore al femminile in età avanzata, contro ogni conformismo sociale, nell’autobiografico Yann Andréa Steiner (1993, in cui narra del legame con l’assai più giovane poeta bretone) e in romanzi successivi: La vita materiale (La vie matérielle, 1987), Emily L. (1987), La pioggia d’estate (La pluie d’été, 1990). La D. scrisse anche sceneggiature (Hiroshima mon amour, 1959 di A. Resnais) e diresse vari film, tra cui India song (1974) Vera Baxter (1976) e Les enfants (1984).

Fonte: IBS

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