Lessico famigliare

Lessico famigliare è un romanzo – autobiografico – di Natalia Ginzburg, nata Levi, pubblicato nel 1963 dalla casa editrice Einaudi. In quello stesso, il romanzo ha vinto il Premio Strega.

La trama

Vi si narrano le vicende della famiglia Levi, durante il fascismo e fino agli anni Cinquanta, attraverso un filo conduttore particolare: il lessico utilizzato all’interno della famiglia. Così, con naturalezza e uno stile semplice ma incisivo, l’autrice descrive i suoi genitori, i fratelli, la loro quotidianità, ma anche le tante persone – molte delle quali divenute famose – che in quegli anni frequentavano la sua casa: da Filippo Turati a Adriano Olivetti – che sposerà Paola Levi, sorella dell’autrice –, da Cesare Pavese a Carlo Rosselli.

Adriano aveva allora la barba, una barba incolta e ricciuta, di un colore fulvo; aveva lunghi capelli biondo-fulvi, che s'arricciolavano sulla nuca, ed era grasso e pallido. La divisa militare gli cadeva male sulle spalle, che erano grasse e tonde; io non ho mai visto una persona, in panni grigio-verdi e con pistola alla cintola, più goffa e meno marziale di lui. Aveva un'aria molto malinconica, forse perché non gli piaceva niente fare il soldato; era timido e silenzioso; ma quando parlava, parlava allora a lungo e a voce bassissima, e diceva cose confuse ed oscure, fissando il vuoto coi piccoli occhi celesti, che erano insieme freddi e sognanti. Adriano, allora, sembrava l'incarnazione di quello che mio padre usava definire «un impiastro»; e tuttavia mio padre non disse mai di lui che era un impiastro, né un salame, né un negro: non pronunciò mai al suo indirizzo nessuna di queste parole. Mi domando perché: e penso che forse mio padre aveva una maggiore penetrazione psicologica di quanto noi sospettassimo, e intravide, nelle spoglie di quel ragazzo impacciato, l'immagine dell'uomo che Adriano doveva diventare più tardi. Ma forse non gli diede dell'impiastro, soltanto perché sapeva che andava in montagna; e perché Gino gli aveva detto che era antifascista, e che era figlio di un socialista, amico anche lui di Turati.

Il romanzo non ha una trama lineare; i ricordi si susseguono e si incastonano negli eventi storici di quegli anni. Erano tempi difficili, soprattutto per gli antifascisti. Lo stesso Turati si rifugiò a casa Levi prima di fuggire in Francia. Analoga sorte tocco a Adriano Olivetti, che trascorse da loro diversi mesi. Nonostante le criticità affrontate dalla famiglia, sia per i lutti sia per la loro posizione antifascista – per questo furono incarcerati il padre e i fratelli dell’autrice –, la narrazione prosegue leggera, mai drammatica, con un punto di vista interno – quello dell’autrice – pacato, senza mai far predominare il dolore – certamente devastante – della perdita o le percezioni personali. Un ritrarsi che mostra la narratrice in veste di testimone anche per i fatti che l’hanno vista protagonista, senza mai esplicitare il proprio intimo sentire.

Lessico famigliare è un affresco prezioso della famiglia Levi ma anche dei tanti personaggi che contribuirono, in quegli anni, a fare la storia d’Italia: quella economica, con gli Olivetti ad esempio, e quella politica, nell’accesa lotta tra fascisti e antifascisti. Un testo scorrevole, adatto a tutte le età, che ci ricorda un momento storico doloroso ma, proprio per questo, ricco di insegnamenti.

Diario di bordo

La discussione del romanzo è stata fatta martedì 17 marzo con una diretta facebook, vista l’impossibilità di incontrarsi a causa delle misure restrittive attuate per l’emergenza Covid-19. Potete vedere il video e leggere i commenti delle lettrici del Club in questa pagina.

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